“La vostra fedeltà brilla come stella intorno a noi e invidiata da tutti i popoli risplende nel mondo” – Federico II di Svevia ai pugliesi

 

bianca-lancia-e-federico-codex-manesse
Taglio dal Codex Manesse, conservato nella biblioteca universitaria di Heidelberg, raffigurante il cantore Konrad von Altstetten con la sua amante, spesso identificato con Federico II e Bianca Lancia di Agliano. 

Uomo, imperatore, mecenate, “anticristo”, “stupor mundi”, “puer Apuliae”, Federico II fu tutte queste cose e anche di più.

Seguito durante la sua infanzia e gioventù da tutori di prestigio, tra cui il Pontefice Innocenzo III, un Imam musulmano ed il futuro papa Onorio III, Federico diventerà un giovane uomo dalla forte personalità, saggio e sorprendentemente precoce nel raggiungere la maturità. Egli cresce in Italia e soprattutto in Sicilia, al tempo crocevia della cultura greco-bizantina, islamica e latina che Federico assorbirà totalmente. Sarà anche addestrato all’uso delle armi e alla cavalcata, abilità tipicamente riservate alle classi dirigenti medievali. Lo Svevo, nato dall’unione tra Costanza d’Altavilla, regina normanna, ed Enrico VI, imperatore germanico (figlio di Federico I “Barbarossa”), erediterà il Regno di Sicilia e si aggiudicherà il Regno di Germania, caratterizzato da una monarchia elettiva, con l’aiuto di Innocenzo III e Filippo II di Francia e con la vittoria sull’avversario politico, Ottone IV di Brunswick, a Bouvines nel 1214.

Convinto difensore della superiorità temporale dell’impero sulle altre autorità laiche e soprattutto sulla Chiesa di Roma, Federico attua politiche espansionistiche in Oriente attraverso le Crociate, diventando anche Re di Gerusalemme, ed in Italia settentrionale combattendo contro la seconda Lega Lombarda. Lo Svevo è in continuo contrasto sia con lo spirito universalistico della Chiesa di Roma che con i Comuni italiani, in buon numero coalizzati contro di lui e favorevoli alla politica papale, sui quali non riuscirà mai ad imporre la sua piena autorità.

L’imperatore è un uomo di grande cultura, un mecenate ed un poliglotta, animato da una forte curiosità scientifica. E’ autore attivo, patrono di una corrente letteraria siciliana, poeta e grande costruttore di edifici pubblici. Insieme con i suoi collaboratori, tra cui spicca la figura dell’amico Pier delle Vigne, sarà responsabile di un programma di accentramento del potere regio nel Regno di Sicilia, culminato con l’emanazione delle Costituzioni di Melfi nel 1231. Profondamente innamorato della Sicilia e soprattutto della Puglia, da lui considerata rifugio spirituale e definita “luce dei miei occhi”, Federico è considerato da molti come un sovrano illuminato, predecessore del Rinascimento.

Il mito federiciano è sempre stato al centro di un animato dibattito storiografico. Da un lato, autori quali David Abulafia, presentano il monarca come un sovrano puramente tradizionale e quindi medievale. Molti storici lo considerano un uomo radicato nel suo tempo perché legato ai principi della tradizione medievale quali la religiosità cristiana, il timore verso i papi, la scarsa tolleranza nei confronti delle fedi non cristiane e la concezione del re come come princeps romano. Dall’altro autori del calibro dello storico polacco Ernst Kantorowicz, tratteggiano la figura di Federico II come quella di un monarca illuminato, profondamente laico parchè uomo di scienza e avversario della Chiesa e precursore del pensiero Rinascimentale parchè uomo di cultura, mecenate e dagli interessi poliedrici.

A mio avviso, Federico fu entrambe le cose. Se da un lato intavolò rapporti amichevoli con le componenti islamiche del suo regno tanto da formare un suo corpo di guardia con militari provenienti da quelle regioni, atteggiamento insolito per quei tempi, dall’altro ordinò deportazioni di massa di cittadini islamici a Lucera dopo averne giustiziato i capi. In uno dei suoi scritti, lo stesso imperatore affermò di fare la guerra ai papi e non alla Chiesa, rivelandosi uomo profondamente cattolico, aspetto proprio della tradizione medievale. Allo stesso tempo, si dichiarava avversario della politica universale adottata dal Papato.

Federico è stato un grande uomo ma anche una figura eccessivamente idealizzata. Infatti, i pochi episodi di maltrattamenti di prigionieri di guerra nell’età medievale sono riconducibili proprio al sovrano Svevo. Ad esempio, quando nel 1237 a Cortenuova le sue truppe sconfissero l’esercito della seconda Lega Lombarda, una volta catturato il leader dell’esercito nemico Pietro Tiepolo, figlio del Doge di Venezia, l’Imperatore lo fece uccidere dopo averlo umiliato. Si tratta di un comportamento insolito da parte di un sovrano medievale, in quanto ai prigionieri di guerra veniva solitamente risparmiata la vita e riservato un trattamento d’onore.

Perno del suo Regno non sarà mai la Germania, terra politicamente instabile, bensì proprio l’Italia meridionale, resa potente a partire dalla dinasta normanna degli Altavilla, da cui Federico è discendente da parte di madre.

La vita sentimentale dello Svevo fu sempre soggetta alla necessità di stringere alleanze politiche, come dimostrano le sue unioni con Costanza d’Aragona, Jolanda di Brienne ed Isabella d’Inghilterra. Ci fu però una donna, Bianca Lancia, probabilmente di origine piemontese, che occupò il suo cuore dall’anno 1225 e che sposò sul letto di morte.

La sua dinastia si rivelò alquanto sfortunata poiché il primo figlio Enrico si suicidò dopo una ribellione contro il padre. Il figlio illegittimo Enzo, re di Sardegna, preso prigioniero dopo la battaglia di Fossalta, morì durante la prigionia senza che il padre lo riscattasse. Manfredi, invece, figlio di Bianca Lancia, morì durante la battaglia di Benevento nel 1266, sconfitto dalle truppe di Carlo d’Angiò. La morte violenta a Napoli del giovane nipote Corradino pose fine alla supremazia della dinastia Sveva che si era fatta portabandiera dell’universalità dell’impero.

Federico subisce da sempre il fascino dell’assolutismo degli imperatori romani. La nuova monetazione da lui introdotta, l’augustale, un chiaro riferimento alla romanità, riporta da un lato l’immagine dell’imperatore laureato e dall’altra l’aquila imperiale. Lo Svevo amava farsi ritrarre come sbarbato e laureato, similmente alla ritrattistica traianea, mantenendo i tratti giovanili anche in età matura. Questo aspetto propagandistico della sua immagine si può ritenere attinente al processo di accentramento del potere ed all’esaltazione della sua autorità.

Frate Salimbene da Parma, che conobbe l’imperatore di persona, lo descrive come un uomo di bell’aspetto e di media statura. Il francescano fu avversario dell’imperatore, e difatti lo descrisse come un uomo avaro, malvagio e lussurioso seppur poi ammettendo la presenza in lui di grandi qualità.

Federico II risulta a mio pare una figura estremamente affascinante. La sua personalità poliedrica, il suo carattere duro ma allo stesso tempo sensibile fanno di lui un monarca ideale, con il quale si può cacciare con il falco e dialogare di filosofia.

Bibliografia

Abulafia, D. (2015). Federico II. Einaudi.

Bocchieri, M. T. (2005). Federico II. Ragione e Fortuna. Laterza.

Houben, H. (2009). Federico II. Imperatore, uomo, mito. Il Mulino.

Di Svevia, F. De Arte Venandi Cum Avibus.

Kantorowicz, E. (2000). Federico II Imperatore. Garzanti.

Vellucci, L. (2016) Federico II. L’imperatore del mistero. Tipheret.

 

Advertisements